IL SISTEMA DIGESTIVO

Le patologie
Alcune delle principali patologie del sistema digestivo descritte nei testi classici dell'ayurveda

  • Home
  • AYURVEDA
  • IL SISTEMA DIGESTIVO
digestione-ayurveda.jpg

I testi classici ayurvedici descrivono alcune delle principali patologie del sistema digestivo.


Patologie del sistema digestivo in ayurveda: Aruci o Arocaka

Una delle principali patologie del sistema digestivo in Ayurveda è Aruci o Arocaka, la mancanza di appetito, la perdita di gusto del cibo, l'incapacità di sentirne il sapore (disgeusia).

Aruci può manifestarsi da sola o accompagnata da altri sintomi, come ad esempio Jvara (febbre). Spesso infatti durante le malattie febbrili c'è la perdita di appetito, che in alcuni casi è funzionale al processo di guarigione.
È un disordine del canale di annavāha srotas (tubo digerente, responsabile del transito e della digestione e dell'assimilazione del cibo).

 

  • Luogo di origine  
    māśaya (= stomaco, ovvero sia il contenitore del cibo non digerito) e Pakvāśaya (= luogo dove si forma la maggior parte dei processi digestivi), cioè stomaco, duodeno e intestino tenue. Coinvolge Pitta ma anche tutti gli altri doṣa: in qualsiasi distretto sono sempre presenti tutti e 3 i doṣa.


    Pakvāśaya è diviso in 2 porzioni: la 1° arriva fino al digiuno urdvāmāśaya, la 2° adhoāmāśaya.

    Se si verifica un danno da cibo non digerito (es. cibo tossico inteso come alimento che può dare luogo ad intossicazione alimentare o cibi che non possono essere digeriti perché hanno dei problemi di indigeribilità o altro) si avrà la tendenza al vomito. Se invece non c'è vomito il cibo indigerito causerà altri problemi come ad esempio diarrea, dolori addominali o in alcuni casi intossicazioni come eritemi, problemi di pelle, eruzioni cutanee, ecc. (quando il cibo intossicante non viene vomitato avremo eruzione cutanea). 

  • Sintomi
    possono essere o avversione per il cibo o incapacità di sentire i sapori.


Aruci o Arocaka (mancanza di appetito, inappetenza) può essere di 5 tipi:

  • Vātaja
  •  Pittaja
  •  Kaphaja
  •  Sannipāta (coinvolge tutti e 3 i doṣa)
  •  Mānaśika (legata a stati mentali tipo tristezza, paura, rabbia, avarizia, cibo
    ripugnante)


  • Sintomi di vātaja aruci: sapore astringente in bocca, ipersensibilità dei denti e
    delle gengive, dolore e sensazione di compressione nella zona precordiale
  • Sintomi di pittaja aruci: sete (intesa come sete eccessiva), bruciore (maggiormente al tubo digerente), dolore costrittivo in bocca e nel petto (sensazione come se qualcosa ti stringesse), sapore aspro-acido in bocca, cattivo odore in bocca

  • Sintomi di kaphaja aruci: sapore salato e dolce in bocca, salivazione abbondante (in bocca),
    sensazione di pesantezza nel corpo, freddezza del corpo, secrezione di muco grumoso

  • Sintomi di sannipāta aruci: possono presentarsi in bocca sapori in alternanza (in dipendenza dell'aggravamento dei doṣa), possono esserci vari disagi nel corpo tra quelli precedentemente descritti

  • Sintomi di mānaśika aruci: non ci sono problemi in bocca, il sapore è solitamente normale, però c’è avversione per il cibo; ci possono essere fattori mentali come ottundimento, pesantezza, confusione mentale, mancanza di interesse verso il cibo (questa è sicuramente una delle forme di ciò da noi conosciuta come anoressia) o il rifiuto del cibo


Trattamenti
•  nel vātaja aruci: basti
•  nel pittaja aruci: virecana
•  nel kaphaja aruci: vamana
• nel sannipāta aruci: pañca karma o vedere qual è il doṣa più aggravato e agire principalmente su quello oppure evitare di fare tutti e 3 questi trattamenti per non sbilanciare troppo gli altri 2 doṣa. 



Dieta per Aruci


• meno grano e più riso
• soia verde
• melanzane di varietà piccola
• ravanelli
• daikon
• rape
• melograno
• kiwi
• uva
• agrumi
• bere possibilmente acqua bollita (bollire l'acqua la rende più tīkṣṇa, quindi
diventa più digeribile)
• latte bollito con 4 grani di pepe nero
• buttermilk
• carne di pollo
• carne di coniglio
• carne di cervo
• pesce d'acqua dolce
• fare la doccia calda prima dei pasti
• fare uso di verdura fresca
• cibo caldo e leggermente aspro-acido


Da evitare


-fumo, alcool, caffè
-bevande ed alimenti freddi
-bevande gassate
-frequenti arrabbiature
-tristezza, paura, sentimenti che possono bloccare l’appetito
-evitare di guardare la tv a tavola
-consumo di cibi dolci in grandi quantità (il dolce tende a saziare e a togliere
l’appetito)

 

Patologie del sistema digestivo in ayurveda: Amlapitta

Con questo termine si intendono i bruciori, l'iperacidità di stomaco. Il sapore normale di Pitta è kaṭu, quando è iniziato vira verso amla. Lo stomaco è l’organo di cui forse si abusa di più. L’ora ideale del pasto sarebbe intorno alle 11:00 – 12:00.


Nei testi si dice che gli yogi devono consumare 1 pasto; per le persone comuni l’ideale sarebbe consumare 2 pasti, uno verso le 9:00 -10:00 e l'altro verso le 17:00 – 18:00 (“cosa” piuttosto utopica al giorno d'oggi).


In amlapitta c’è spesso infiammazione gastrica, ipercloridria (eccesso di succhi gastrici) e quindi iperacidità.


Eziologia e patogenesi (cause e segni dello sviluppo della malattia):

l'ingestione di cibi incompatibili può essere una delle cause frequenti che possono provocare amlapitta [es. latte con sale, perché hanno incompatibilità di vῑrya, śῑta e uṣṇa insieme; latte o derivati del latte e pesce; lenticchie e latte; āmalakῑ fresco e acquamiele e ghee in parti uguali, si possono mischiare ma uno dei due deve avere una maggiore prevalenza], eccesso di cibi acidi, eccesso di cibi piccanti, cibi che possono viziare Pitta es. senape fresca (le foglie di senape sono considerate molto pesanti per la digestione, possono aggravare Pitta).


Amlapitta può manifestarsi con: dispepsia (alterazione delle secrezioni e quindi del funzionamento dell'apparato digerente), nausea, eruttazioni amare o acide, pesantezza in zona epigastrica, bruciore in bocca o gola, affaticamento, anoressia


Classificazione di Amlapitta


ūrdhvagata (quando coinvolge la parte alta dello stomaco, il fundus, come nel reflusso gastro-esofageo)
adhogata (iperacidità con movimento discendente)(adho è la parte inferiore dello stomaco)


In amlapitta i doṣa aggravati sono Vāta e Pitta; di solito si è portati a pensare  sempre soltanto a Pitta, mentre in realtà non è così, perché c'è un aggravamento anche di Vāta: Vāta  presiede infatti al movimento del cibo anche verso il basso, ai processi, alla peristalsi in generale, ai movimenti che lo stomaco fa per amalgamare il cibo; presiede inoltre al movimento delle sostanze che vengono prodotte e immesse nello stomaco. I succhi gastrici si muovono sotto la spinta di Vāta, per cui un'alterazione di Vāta porta ad un'alterata immissione di succhi digestivi nel tubo digerente, che può essere in più oppure mal modulata dal punto di vista della tempistica.


Sicuramente è importante non solo ciò che viene immesso nell'apparato digerente ma anche i tempi e i modi con cui viene immesso. Tutto quello che riguarda Vāta ha sempre una componente psichica. In generale tutto può in qualche modo essere condizionato a livello emotivo. Nella nostra visione moderna si tende a dire “è un problema di natura psico-somatica”; l'Āyurveda ha sempre visto le due cose come un tutt'uno, non c'è mai stata l'idea di separare il fisico dal mentale o l'organico dallo psicologico perché, se noi pensiamo a come funzionano i doṣa, i doṣa hanno il loro influsso sia a livello fisico che a livello mentale, non
possiamo pensare di guardare i due aspetti separatamente.

Comportamenti squisitamente fisici o sostanze squisitamente fisiche possono cambiare gli stati della mente. Gli alimenti hanno un influsso che va al di là di quello che semplicemente l'aspetto nutrizionale.)

Bisognerebbe sempre chiedersi: quello che mi entra in corpo è compatibile con la mia fisiologia, con la mia capacità di metabolizzare, con i miei bisogni?


Patologie del sistema digestivo in ayurveda: Agnimāndya

È la riduzione o l'alterazione della capacità digestiva. È anche una capacità digestiva non ottimale che porta sempre all'elaborazione di alimenti mal digeriti che praticamente sono āma. Questo problema è veramente di estrema importanza perché da esso ha origine il 90% dei problemi di salute di tutti noi: ogni volta che c'è agnimāndya c'è āma e ogni volta che c'è āma in qualche modo c'è la patologia.
In agnimāndya possono essere presenti dolori epigastrici (nella zona dello stomaco), eruttazioni, bruciori, acidità, disagio gastrico (sensazione di fastidio che dà non aver digerito), perdita di appetito.

In agnimāndya possono quindi esserci condizioni che ripetono sia amlapitta che aruci.


Cosa ci porta ad Agnimāndya?

 

  • Abitudini alimentari irregolari

  • Eccessiva quantità di cibo

  • Pasti in orari impropri. L’abitudine – spesso consigliata anche da gastro-enterologi - di mangiare poco e spesso non è per niente salutare, paradossalmente è l'ideale per digerire male sempre: l'immettere una quantità di alimenti completamente da digerire in un apparato digerente ancora impegnato nella digestione del pasto precedente corrisponde un po' a mettere legna nuova, magari anche verde, in una stufa che sta già bruciando: sicuramente si ingolfa e dopo un po' fa fumo nero. Quel fumo nero può essere paragonato ad āma), pasti irregolari (alterano Vāta e Pitta), cibi pesanti per la digestione.


Tīkṣṇāgni, mandāgni, viṣamāgni sono condizioni di agnimāndya (in più o in meno sono sempre alterazioni).

La condizione da ricercare è samāgni, legata ad un equilibrio dei doṣa, che significa poter avere anche un equilibrio dal punto di vista digestivo. Quando c'è assunzione di cibo e presenza di agnimāndya c'è formazione di āma.

Classificazione

  • Vātaja agnimāndya: dolori addominali (udaraśūla), accumulo di gas (ādhmāna), dolori pungenti, costipazione e ostruzione dei movimenti intestinali, rigidità del corpo, secchezza di gola e palato, stanchezza, dolori ai fianchi, ai lati dell’addome (la colite è il risultato di una serie di alterazioni che possono poi dare fenomeni di infiammazione, di dolori;

  • Pittaja agnimāndya: vertigini, sete eccessiva, eruttazioni acide o amare, sudorazione, bruciore al petto;

  • Kaphaja agnimāndya: pesantezza nel corpo, eruttazioni dolciastre, nausea, vomito (spesso è la risposta migliore che l'organismo riesce a dare nei confronti di una condizione di tipo Kapha), sapore dolciastro in bocca, difficoltà di deglutizione, sensazione che qualcosa sia rimasto, riduzione dell’attività fisica, riduzione della libido, ingrossamento delle guance (probabilmente dovuto ad un ristagno).


Cosa fare in caso di

  • Vātaja agnimāndya (condizione di viṣamāgni):
    La dieta dovrà essere riducente Vāta doṣa: privilegiare alimenti con caratteristiche snigdha, lavaṇa e amla, dieta leggera ma non troppo (il troppo leggero aggrava Vāta), evitare cibi secchi, asciutti, freddi.

  • Pittaja agnimāndya:
    I trattamenti e l'alimentazione devono essere riducenti Pitta doṣa: alimenti abbastanza pesanti per la digestione (senza esagerare), alimenti freddi in potenza, che abbiano caratteristiche di tipo snigdha, gli alimenti che non aggravano Pitta sono i più indicati
  • Kaphaja agnimāndya:
    osservare il digiuno e consumare acqua bollita (bollire l'acqua almeno un quarto d’ora, 20 min., lasciar diventare tiepida, poi bere)

 

 

Patologie del sistema digestivo in ayurveda: Ajīrṇa


Ajīrṇa: indigestione, dispepsia, alterazione dei processi digestivi. Anche questo è un problema legato alla condizione di agni, che comprende i succhi gastrici, biliari, enzimi e gli ormoni coinvolti nei processi digestivi e di assimilazione dei nutrienti (quindi cibo e bevande).
Secono l'Ayurveda tutte le sostanze coinvolte nei processi digestivi e di assimilazione devono funzionare e lavorare in sincrono e in equilibrio, perché se qualcosa non è ben equilibrato alla lunga si ha l'alterazione dei processi digestivi e di assorbimento e quindi si verifica la condizione a noi nota come indigestione, anche senza i fenomeni più acuti in cui la persona si blocca e esperisce vomito e/o diarrea, bensì una condizione di cronicità per cui un individuo digerisce sempre male, per cui questo disturbo spesso è il frutto maturo di agnimāndya.

Si tratta della condizione in cui il cibo ingerito passando per le tre fasi digestive riunite sotto il jaṭharāgnipaka dovrebbe essere da questo elaborato, digerito ed assimilato perfettamente.


Nella funzionalità ottimale dell'apparato digerente, in samāgni, si produrrà śuddauddgara (buone eruttazioni senza odori e sapori particolari), evacuazione appropriata, sano appetito, desiderio normale per l'acqua (non patologica).


Sintomi di cattiva digestione:

  • sensazione generale di depressione
  • giramenti di testa
  • arresto del movimento dei gas nell’addome (i gas nell'addome dovrebbero formarsi in quantità limitata ed essere eliminati verso il basso; già se c'è una quantità eccessiva è segno di alterazione; anche quando non ce n'è una quantità eccessiva ma c'è una stasi anche questa situazione è patologica)
  • pienezza addominale
  • diarrea o costipazione
  • stasi addominale
  • astenia con dolori
  • mal di testa
  • svenimenti (la classica indigestione che porta ad una congestione)
  • vertigini
  • rigidità della colonna vertebrale e dei fianchi
  • sete eccessiva
  • sensazione di nausea e vomito
  • mancanza di appetito.

 

Fattori eziologici

 

  • Bere troppo prima dei pasti (bere molto per non sentire la fame o per non avere la fame è una cattiva abitudine: la quantità di acqua da bere dovrebbe essere proporzionata ai propri bisogni, non si dovrebbe bere per non mangiare);

  • Soppressione dei bisogni fisiologici
  • Alimentazione non appropriata in quantità o in qualità
  • Mangiare tra i pasti quando non si è completata la digestione del pasto precedente,
  • Ansietà, paura, tristezza
  • Dormire in posizione sbagliata (es. sul divano davanti alla tv) o stare troppe ore svegli, in questi casi si può avere ajīrṇa anche con pochi cibi, per questo l’ayurveda sconsiglia sempre di dormire di giorno.

La giusta quantità di cibo dipende dal funzionamento di agni. Bisognerebbe mangiare un po’ meno della quantità che siamo in grado di digerire abitualmente e correttamente.


In linea di principio

  • 1/3 dello stomaco può essere riempito con cibo solido
  • 1/3 deve rimanere vuoto
  • 1/3 deve essere riempito con cibo liquido o bevande.


Suśruta consiglia un pasto al giorno, da consumarsi tra le 10:00 e le 11:00 (anche se va detto che al giorno d'oggi lasciare troppe ore lo stomaco vuoto sicuramente può causare iper-insulinemia, picchi di insulina – si tende a produrre più grasso addominale)

Secondo Caraka non bisogna mangiare nell’arco di 3 h dopo il pasto (tradizionalmente questo è uno yama); dopo un pasto non si dovrebbe nemmeno digiunare per più di 6 h


Il cibo dovrebbe essere vario, non monotono, caldo, soddisfacente, che stimoli i succhi digestivi. Bisogna mangiare solo quando il pasto precedente è stato completamente digerito per fare in modo che la capacità enzimatica sia nuovamente efficiente (lo stomaco e l'intestino hanno un'attività ciclica, quindi cicli di attività e di riposo, noi dovremmo in qualche modo dar loro la possibilità di avere questa ciclicità, questo è anche il motivo per cui ogni tanto è consigliabile fare 1 digiuno alla settimana, più o meno totale, perché consente al nostro apparato digerente di avere un riposo che serve per ripulire un po’ il sistema)


La frutta va mangiata con la buccia sia per pulire l'intestino sia perché molte sostanze sono contenute nella buccia.

Il digiuno (bevendo acqua oppure succhi di frutta leggera es. kiwi, agrumi, mele, pere, pesche, albicocche – no banane, mango, uva)  aiuta a pulire l’organismo.

 

 

Patologie del sistema digestivo in ayurveda: Mala bandha o mala stambha: costipazione


In  āyurveda le feci si considerano di 3 tipi:

soffici, di tipo Pitta: appiccicose ma molli;
medie, in stato di equilibrio;
dure (che possono essere di tipo Vāta o di tipo Kapha)


Se le feci sono dure a causa di Kapha (appiccicose, contengono tracce di muco intestinale) le cause possono essere: troppo cibo pesante (un'eccessiva abbondanza di cibo pesante), dolce, grasso, dormire durante il giorno, mancanza di esercizio fisico (in sostanza tutto ciò che aggrava Kapha).

In questo tipo di costipazione si ha rallentamento della peristalsi con feci grasse, pesanti e appiccicose.

Se le feci sono dure per cause Vāta, avranno caratteristiche analoghe a quelle di Vāta doṣa (secchezza, ruvidità, freddezza); si avrà difficoltà di evacuazione con feci dure, secche, spezzate/disunite (cosiddette feci caprine,frequenti nei bambini).

Per Kapha doṣa con stispi ridurre le quantità di cibo, assumere cibo leggero non grasso, caldo, piccante e acido.


Per Vāta con stipsi assumere cibo oleoso, caldo, liquido, di sapore dolce e acido, abbondante e ricco di fibre (le fibre trattengono acqua); evitare cibo secco, ruvido.


Il tipo Vāta deve bere di più e preferibilmente acqua calda (non bollente) o latte più miele più sale per almeno 10 gg., seguiti da una pausa di 3 gg., poi ripetere.
Consumare verdure ricche di fibre, molta frutta e verdura e in generale bere molto.
Evitare acqua gassata, pane in eccesso (perché rallenta la peristalsi e crea fermentazioni), fumo, alcool, cibi e bevande freddi, mangiare tra i pasti, uso di formaggio in grosse quantità (perché ritarda la peristalsi, provoca accumulo di grasso nel corpo, tendenza alla stitichezza).


Mangiare prugne, fare uso di cannella, chiodi di garofano, cardamomo, semi di finocchio, verdure ricche di fibre tipo carciofi, finocchi, cardi, cicoria, cavoli (in questa condizione è indicato perché contiene molta fibra), verdure a foglia verde, possibilmente quelle contenenti fibra es. radicchio.


Tipi di costipazione:
Ci possono essere vari tipi di costipazione che possono avere cause diverse, al di là delle tipologie legate alla costituzione o agli aggravamenti dei doṣa:

  • costipazione da insufficiente propulsione (es. dall’uso costante di certi farmaci, tipo antidepressivi, calmanti, ecc.) o ostruzione meccanica (es. avere ingerito qualcosa di solido che rimane nell’intestino, es. il bambino che ingerisce un bottone e che rischia un blocco intestinale);

  • costipazione da inadeguata stimolazione del colon per scarsità della massa fecale (il troppo
    poco cibo fa sì che la massa intestinale non sfrutti la spinta della forza di gravità) (condizione frequentissima tra le donne e/o nelle diete) oppure per composizione misera, cibo senza fibre (perché non rimane niente nel lume intestinale);

  • costipazione da digiuno (perché comporta scarsa o nessuna massa fecale);

  • costipazione post terapia virecana(siccome dopo una purga drastica l'intestino tende a bloccarsi dopo il virecana per evitare questa condizione si dà cibo liquido);

  • costipazione da abitudine all'uso di lassativi (nel lungo periodo dà luogo alla cronicizzazione della stipsi);

  • costipazione da  forte disidratazione (es. in una persona che si sottopone a sforzi fisici che provocano abbondante sudorazione e introduce pochi liquidi l’organismo, in carenza di acqua, richiama acqua dal lume intestinale e dissecca le feci);

  • costipazione da riduzione del lume intestinale per diverticoli, tumore intestinale, ecc. (qualsiasi massa che si forma all'interno dell'intestino in qualche modo può fare ostruzione meccanica e quindi provocare l'impossibilità di defecazione


Esistono molte forme di costipazione semplice (quindi non organica) dovute ad abitudini causate da:

  •  trattenimento, repressione dello stimolo dell’evacuazione in età infantile e adulta (tante volte, ammesso che si riesca a trattenere lo stimolo, rimandare a “dopo” significa probabilmente posticipare l'atto defecatorio al giorno dopo e già questo provoca il problema, quando poi questi rinvii succedono molto spesso es. come nei bambini che soffrono occasionalmente di stipsi e hanno piccole ragadi e/o presenza di emorroidi e per questo trattengono per paura di sentire dolore, per cui si innesca un circolo vizioso che porta alla stipsi e tende a cronicizzare);

  • scarsa assunzione di fibre nell’infanzia (la maggior parte dei bambini stentano a mangiare frutta e verdura anche perché spesso uno dei due genitori non ne mangiano);

  • qualsiasi situazione di diarrea prolungata;




 

Patologie del sistema digestivo in ayurveda:Dhmāna Flatulenza con borborigmo.

Classica presenza d'aria con rumori. Eccessiva formazione di gas intestinali con aggravamento di Vāta a livello intestinale.

Ostruzione del normale movimento dei gas caratterizzata da borborigmi, sensazione di qualcosa che si muove e che fa rumore nell'intestino.
Ci possono essere stadi di gravità successivi: si passa da ādhmāna a ānāha a ātopa, stadi di maggiore gravità di ādhmāna in cui sono presenti anche dolori forti, distensione addominale, ecc.  Un po’ di gonfiore gastro-addominale dopo i pasti è fisiologico.
Quando il Vāta è associato con Kapha causa ādhmāna (flatulenza, formazione di gas intestinale) e causa ostruzione in regione epigastrica precordiale e ai fianchi (sensazione di sentirsi bloccati sia ai fianchi che a livello epigastrico e a volte anche sensazione di oppressione al petto).

Condividi